Sorge in uno dei punti più panoramici dell’Oltrepò Pavese, diviso in piccole frazioni separate che siedono sulle vette dei piccoli poggi arrotondati sulla sommità delle colline a cavallo tra la Valle Versa e la Valle Scuropasso: Canneto Pavese è uno dei comuni che vantano la maggiore percentuale di superficie vitata nell’Oltrepò. Quasi il 90% delle aree coltivabili è coperto da vigneti (circa 500 ettari), curati da circa 140 produttori, che producono mediamente 32mila ettolitri di vino ogni anno. Per la maggior parte si tratta di vini rossi.
Il territorio di Canneto è uno dei cuori autoctoni dell’Oltrepò Pavese, che ha dato nome all’Ughetta e che si trova al centro della limitata zona di produzione del Sangue di Giuda e del Buttafuoco, i quali solo qui e in altri sei comuni limitrofi possono fregiarsi della DOC
Quello che oggi si presenta come un solo comune, nei secoli addietro era invece un insieme di comunità distinte. Montù de Gabbi (Montuè), Beria, Vigalone, Canneto (inteso come l’odierna frazione capoluogo del comune) e Monteveneroso erano, ancora nel Settecento, entità autonome. E ciò voleva dire che ognuna di esse aveva le proprie unità amministrative, radunava un proprio Consiglio Generale e prendeva decisioni in totale indipendenza.
Fu solo verso la fine del Settecento che queste comunità, ritenute troppo piccole per reggersi da sole, vennero unite a Montù de Gabbi. Nel 1783 si trovano rappresentate, nel consiglio di Montù de Gabbi, anche Canneto, Beria e Vigalone. Solo Monteveneroso continuò a fare comune a sè, almeno fino al 1804. Per avere le prime notizie documentate sull’esistenza di Canneto – che si chiamò fino al 1886 Montù de Gabbi – o di qualcuna delle sue frazioni, bisogna risalire all’anno 1029. Di un borgo a nome “Caneto”, in particolare, si parla in un atto di vendita del 1198. Quasi sicuramente le origini del borgo sono più antiche, ma è solo in periodo medievale che “Caneto” conobbe un certo sviluppo.
La comunità sorse e si sviluppò, per certo, intorno al castello di Montuè che rappresentò, lì come ovunque nell’Oltrepo intorno all’anno Mille, l’elemento dominante dell’abitato umano. Dall’esistenza del castello dipendevano infatti la sicurezza dei contadini e dei sudditi, e intorno a esso, come primo nucleo, venivano a sorgere le case del borgo.
Politicamente Canneto seguì, nei secoli, il destino di tutto l’Oltrepo Pavese. Come parte integrante del Principato di Pavia si trovò sotto i Visconti prima e gli Sforza poi. Passò sotto la dominazione francese tra il 1499 e il 1534; quella spagnola dal 1535 al 1713 e quella austriaca dal 1713 al 1743, anno in cui venne staccato da Pavia, eretto in provincia autonoma con capoluogo Voghera, e aggregato al Regno di Sardegna. Il 27 novembre 1868, in una seduta del consiglio comunale di Montù de Gabbi, viene proposto il cambiamento del nome del comune. La motivazione è economica. Così il verbale di quella seduta: “L’unico prodotto delle nostre terre è il vino; esso si consuma in Lombardia ed è delizia dei Lombardi che lo chiamano per vino de’ Caneto. Questo nome per i suoi vini generosi e spumanti è conosciuto non solo in Lombardia ma in parecchie città d’Italia e nell’America. Il nome ufficiale di Montù de Gabbi non è conosciuto qual produttore di vini generosi e prelibati”. La risposta del Ministero dell’Interno è però negativa; fu necessaria una seconda richiesta, questa volta accolta, e, dall’1 gennaio 1886, Montù de Gabbi potè ufficialmente cambiare la denominazione in quella di Canneto Pavese. Come curiosità va ricordato che il toponimo “Canneto” è retaggio dell’originario sviluppo della vite, quando la “canna” veniva adoperata come sostegno delle vigne. A partire dal ‘600 si diffuse, invece, l’uso dei pali.
 
Da vedere
Il Castello Candiani, uno dei castelli più importanti dell’Oltrepò nei secoli passati, del quale rimangono oggi purtroppo solo resti. Chiunque ami i castelli potrà anche camminare su quello che originariamente era il pavimento del primo piano, al di sotto del quale sono visibili i sotterranei costruiti con mattoni a vista. Le origini molto antiche del paese sono testimoniate anche dalla chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Marcellino, Pietro ed Erasmo.
Suggestivi sono anche i resti dell’antica chiesa di San Marcellino.
Chi voglia poi riassaporare lo spirito della “belle epoque”, non potrà mancare una visita alle Terme di Recoaro, all’interno di uno dei più begli edifici liberty dell’Oltrepò.
 
Dati statistici
Superficie totale: 5,81 kmq
Ettari vitati: 480
Altitudine (min-max): 105 - 317 m

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